Read The Cracow Ghetto Pharmacy by Tadeusz Pankiewicz Online

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The Cracow Ghetto Pharmacy Fulfillment by FBA is a service we offer sellers that lets them store their products in s fulfillment centers, and we directly pack, ship, and provide customer service for these products. Krakw Wikipedia Krakw UK k r k a , US k r Polish , also spelled Cracow or Krakow, is the second largest and one of the oldest cities in Poland.Situated on the Vistula River in the Lesser Poland region, the city dates back to the th century Krakw was the official capital of Poland until and has traditionally been one of the leading centres of Polish academic, economic The Girl in Red The Oscar Schindler Story The Oscar Schindler Story, Emilie, Survivors Perhaps the most moving image in Steven Spielberg s epic Schindler s List is the little girl in the red coat, one of only four color images in the three hour black and white film.Our attention is drawn to the little blonde tot, overlooked by the German troops, who wanders alone amid the horror and panic. Jewish Quarter of the Kazimierz district in Krakow Cracow The Kazimierz Jewish Town In King Jan I Olbracht transferred Krakow Jews to the nearby royal city of Kazimierz, which gave rise to its once bustling Jewish quarter and a major European center of the Diaspora for the next three centuries.With time it turned into virtually separate and self governed acre Jewish Town, a model of every East European shtetl, within the limits of the Jewish ghettos in Europe Wikipedia Origin The ghetto system began in Renaissance Italy in July of with Pope Paul IV s issuing of the Cum nimis absurdum.This change in papal policy implemented a series of restrictions on Jewish life that dramatically reshaped their place in society. Part I Holocaust Introductory Background Information Holocaust timeline with introductory background information and history A Short History of the Jews of Greece The German The first Jewish community in Greece to feel the full weight of the Final Solution was Thessaloniki The Nazis occupied Thessaloniki on April , and almost immediately started a discriminatory policy against the Jews of the city Means were taken to arouse what anti Semitic sentiments were SS Amon Goeth Oskar Schindler The Oscar Schindler Story, Emilie, Survivors Born in Vienna Amon Goeth joined a Nazi youth group at seventeen, moved to a nationalist paramilitary group at nineteen, and, in , when he was twenty two, joined the then outlawed Austrian Nazi Party. Krakow In Your Pocket Local city guide to Cracow Krakw Krakow s most impartial, informative and up to date tourist guide since Available for free online, in print, via digital download and mobile app. The Holocaust Yad Vashem Nazi Racism and Antisemitism Nazi ideology used elements of traditional Christian anti Semitism although, it manly centered on racist antisemitism, which

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Title : The Cracow Ghetto Pharmacy
Author :
Rating :
ISBN : 9780896040878
Format Type : Other Book
Number of Pages : 145 Pages
Status : Available For Download
Last checked : 21 Minutes ago!

The Cracow Ghetto Pharmacy Reviews

  • Malacorda
    2019-01-27 20:05

    "Un amico è sopravvissuto alla guerra ed è tornato a trovarmi: "Non mi sento felice nella piena accezione del termine", mi ha detto con voce spenta."E dire che ci sono stata, a Cracovia, e alla farmacia di Pankiewicz ci sarò anche passata davanti, eppure i ricordi sono vaghissimi. Scartabellando su internet, trovo conferma di quello che era il mio unico ricordo certo: in quelle vie nulla è rimasto uguale a come fu un tempo, nemmeno le vie hanno più lo stesso nome, almeno non tutte. Ti portano in una piazza e ti dicono che dove ora c'è quel palazzo, durante la seconda guerra mondiale c'era la tal strada. Ti mostrano la fiancata di un altro palazzo e ti dicono che qui prima c'era l'ingresso della Emailfabrik. Impossibile ricordarsi che cosa c'è adesso dove prima c'era la farmacia "All'Aquila". Ho ricordi molto più dettagliati della lettura di "Schindler's List" di Keneally, per quanto essa risalga a diversi anni prima della gita di cui sopra. E sono in grado di distinguere con una certa precisione i ricordi del libro dal film, peraltro anche quello ottimo. Del resto, molti piccoli episodi visibili nel film combaciano con quello che qui si racconta. Questa storia vera procede parallelamente a quella di Schindler, si svolge proprio nelle stesse vie; e procede altresì parallela a quella di Szpilman, a neanche tanti chilometri di distanza. E proprio come Szpilman, anche Pankiewicz è un sopravvissuto. I loro due libri hanno molto in comune, sia nel contenuto, che nello stile, che nella storia personale del narratore. L'unico rimpianto è di non aver visto spuntare tra queste pagine la figura di Itzhak Stern (ovviamente nelle sembianze di Ben Kingsley…), neanche in un piccolo episodio. Peccato, me l'aspettavo proprio. Il mio giudizio di quattro stelle ovviamente si riferisce all'aspetto letterario dell'opera, non certo agli eventi raccontati che fanno parte della Storia e non sono giudicabili in nessun modo. Il racconto copre un periodo che va dalla primavera del '41 al dicembre '43, tutto vissuto dal farmacista all'interno del ghetto di Cracovia, dalla sua istituzione alla 'liquidazione'. Con una scrittura estremamente piana e semplice, si narrano le peggiori brutture che si possono immaginare ma soprattutto si riscostruisce un'atmosfera, arie e sensazioni, e pur trattandosi del biennio più buio in assoluto della storia dell'umanità, le sensazioni trasmesse non sono proprio tutte negative, insomma il messaggio che si percepisce tra le righe è che il lumicino della speranza rimane sempre acceso. Se avesse scritto questa cosa in termini espliciti mi sarebbe parsa una zuccherosità tanto superflua quanto anacronistica, ma un messaggio costruito per sensazioni anziché per parole esplicite, ha un altro valore. Molte le riflessioni su tanti temi 'collaterali': sull'arduo compito che in quegli anni si sobbarcarono i membri dello Judenrat e su come le numerose critiche piovute su di loro siano state ingenerose; oppure sui sempre più frequenti casi di depressione e prostrazione nervosa, il diffondersi dell'alcolismo tra persone che prima non avevano mai toccato un goccio d'acool: cose piuttosto banali ma sulle quali altri testi non si soffermano più di tanto. ' "Dottore", mi disse uno dei frequentatori della farmacia, indicandomi la finestra che dava su piazza Zgody, "mi dica: come mai ci sono così pochi pazzi in giro dopo tutto quello che la gente ha dovuto sopportare? Possono le cellule grigie del nostro cervello reggere così tanto dolore? In fondo, prima della guerra i matti non mancavano, ma che mai potevano aver sofferto, quelli, in confronto alle nostre tragedie, alla nostra infelicità?" 'Non c'è una trama, non c'è il seppur minimo tentativo, non dico di dare un po' di fiction al resoconto, ma nemmeno di focalizzare il discorso su uno o due personaggi in particolare e costruire il racconto intorno a loro: questo rende la lettura un po' piatta ma estremamente sincera. Il primo capitolo rievoca le atmosfere della farmacia con tutti i suoi frequentatori, parlandone come di un'unica grande famiglia o ancor meglio come di un circolo culturale - anche se a tratti si riduce ad un mero elenco di nomi, cognomi, professioni. Questa faccenda dell'elenco si trova anche in altri passi dei capitoli successivi, ma Pankiewicz spiega bene la sua volontà di testimoniare e il suo sforzo per cercare di ricordare più persone possibili, sia per la memoria di coloro che non sono più, sia per essere a fianco di coloro che sono sopravvissuti. Nel secondo capitolo compaiono gli orrori delle espulsioni dal ghetto e deportazioni, e nel terzo, oltre alle brutture, compaiono le eccezioni: i personaggi che, alla maniera di Schindler, hanno tentato il possibile per aiutare qualcuno; alcuni soldati tedeschi che, pur non contravvenendo agli ordini ricevuti, non trovano nulla da ridere in quel che si svolge sotto i loro occhi; tra gli ebrei diversi casi di suicidio, ritenuto preferibile all'ignoto della deportazione, e ancor più rari, ma a maggior ragione degni di nota, i casi di resistenza e sabotaggio. Rarissimi, per non dire unici, i casi di ebrei che abbiano implorato pietà dai tedeschi. Pankiewicz tiene a sottolineare come in tanti siano riusciti a comportarsi con dignità anche nei momenti peggiori in assoluto. "Gli ebrei di Cracovia perirono, è vero, senza mettere in atto tentativi di liberarsi paragonabili alla difesa del ghetto di Varsavia, ma morirono con coraggio, con dignità, senza umiliarsi davanti all'occupante."Dal quarto capitolo si profila all'orizzonte il campo di Płaszów e gli orrori proseguono verso quel genere di epilogo che tutti ben conosciamo. Nel finale si trova un punto di vista non dico inedito ma comunque insolito: generalmente, a questo punto della Storia, i riflettori si spostano su quel che accade nei campi di concentramento e sterminio, invece Pankiewicz resta ad osservare il ghetto svuotato e deserto, una vera e propria città di fantasmi, con le rivalità tra SS e Gestapo che si contendono i beni materiali rimasti in questa città dei morti, proprio come iene e sciacalli a contendersi una carogna. Il resoconto si chiude senza nessuna morale o lezioncina, a conferma che qui non c'è nessun intento di filosofeggiare ma il solo e pulito bisogno di testimoniare. Forse dal punto di vista delle nozioni e della conoscenza questa lettura non aggiunge chissà quanto a quel che già ho letto, eppure è sempre bene tornare, di quando in quando, a questo genere di testimonianze. E se ripenso alla gita a Cracovia e ad Auschwitz di cui parlavo all'inizio, quasi quasi penso che per le persone (sia per le scolaresche che per tutti gli adulti) sarebbe più educativo restarsene a casa e riflettere su testimonianze come queste, piuttosto che arrancare in pullmann fino ad un luogo di morte e trasformarlo, volenti o nolenti, in una sorta di luna-park. In questo mi associo al punto di vista offerto da Sergei Loznitsa in Austerlitz. Ricopio da un intervista a Loznitsa: "Provavo disagio nello stare in quel luogo senza sapere come comportarmi. La visita del campo ti forniva un sacco di informazioni tecniche sull'organizzazione del campo e sull'assetto dei forni crematori e delle camere a gas, ma ti dava poco in termini di riflessione sulla tragedia, di redenzione e catarsi: quello che pensavo dovesse essere l'essenza della visita. Che ci facevo io là? Avevo il diritto di stare in quel campo come visitatore? È questo il modo per commemorare e piangere migliaia di vittime innocenti? Domande che sono rimaste a lungo nella mia testa. Ho girato Austerlitz nel tentativo di trovare una risposta"."Questi centri commemorativi - prosegue Loznitsa - rappresentano l'esatto contrario di ciò che dovrebbero essere: non luoghi della memoria, ma della dimenticanza. Non è possibile acquisire reale consapevolezza della catastrofe solo immagazzinando dati meccanici sul funzionamento dei forni crematori o facendo un selfie dentro la camera a gas. Dovremmo invece creare dei luoghi dove sia possibile pregare, piangere, raccogliersi in meditazione. La sola cosa che si impara da questi memoriali è che la tecnica di assassinio di massa era molto efficiente."Ecco, concludo io, il luogo per raggiungere la giusta meditazione e riflessione è semplicemente la propria poltrona, con in mano un libro come questo e il cervello in modalità "on".

  • The Books Blender
    2019-02-19 01:50

    La recensione è presente anche sul blog: http://thebooksblender.altervista.org...- Ho ricevuto dalla casa editrice una copia del libro in cambio di un'onesta recensione -«Le parole, le considerazioni, le analisi, ma soprattutto l’eroica condotta di questo mite farmacista e delle sue assistenti, tra i pochi a considerare quel maledetto luogo pur sempre una “patria comune”, ci insegnano che la vita di ogni persona, pur in una situazione devastata dalla morte di massa, può ancora essere ritenuta il più grande dono che ci è stato dato e che abbiamo sempre il dovere di salvaguardarla, anche quando sembra impossibile farlo.» Estratto dalla perfezione di Marcello Pezzetti,Utet, 2016A dispetto di un titolo così romantico ed evocativo, Il farmacista del ghetto di Cracovia non è un racconto né un romanzetto.È una testimonianza dura - terribilmente dura - ma diretta delle follie naziste.Siamo qui in una Polonia appena diventata il nuovo parco giochi nazista, in particolare ci troviamo a Cracovia... nel ghetto - pardon, "Quartiere ebraico" - di Cracovia.E il quartiere con i suoi edifici chiusi sul "lato ariano" e stipati fino all'inverosimile di persone (circa 17.000), con le sue strade nelle quali si riversano anche bambini e ammalati e malati di mente durante i "trasferimenti", con i suoi accessi militarmente controllati, è un quartiere completamente trasformato.Non solo per la nuova conformazione, i nuovi limiti invalicabili in filo spinato, il coprifuoco... sono le persone a essere cambiate...La preoccupazione per l'oggi cancella il ricordo del passato e la prospettiva per il futuro. Così sono costretti a vivere gli abitanti del ghetto: bugie, inganni, percosse, insulti, minacce.Trasferimenti e rastrellamenti sono gli unici eventi che si ripresentano nel ghetto con una certa terribile frequenza e gli unici dopo i quali si fa la conta di chi è rimasto e la conta di chi non c'è più.La farmacia All'Aquila è uno dei pochi luoghi dove ancora è permesso piangere un caro picchiato a morte o deriso o trascinato via da qualche nazista; dove è permesso gioire per aver ottenuto un permesso - un semplice pezzo di carta - grazie al quale, però, aver salva la vita; e dove poter trovare un nascondiglio anche durante il coprifuoco.Tadeusz Pankiewicz e le sue collaboratrici Irena Droździkowska, Aurelia Danek-Czortowa e Helena Krywaniuk si impegnano in questo ogni giorno e assistono impotenti, come moltissimi altri, a ciò che sta avvenendo proprio davanti alle finestre della farmacia.Per quanto gli fu possibile cercarono di aiutare regalando medicinali a chi stava per partire (e forse non tornare mai più) o fingendo di esserne privi per consentire a qualcuno di uscire dal ghetto e scomparire oppure fornirono tintura per capelli a chi era troppo anziano (e di conseguenza considerato "inabile al lavoro" e di conseguenza deportato); nascondendo pergamene e libri e effetti personali all'interno della farmacia organizzandosi anche con scomparti segreti. Quando possibile cercano di addolcire i tedeschi per convincerli a rilasciare permessi (e di conseguenza salvare vite) o ottenere la grazia.Non solo soli. Con loro tantissimi altri, nomi più o meno noti ma tutti ugualmente importanti: Feliks Dziuba e il suo collaboratore Józef Zając, il dottor Ludwik Żurowski, il dottor Biberstein, tutti i componenti dello ŻOB che collaborava con la resistenza esterna, Oskar Schindler e tantissimi altri.Non mancano, tuttavia, anche i nomi dei delatori e degli informatori della Gestapo e delle SS che con gioia riportavano ogni genere di segnalazione ai tedeschi. E, anzi, è bene fare anche i loro di nomi sebbene poi molti di loro, per questa loro devozione alla Gestapo o alle SS, furono fucilati dai loro stessi padroni.Insomma, le testimonianze di questo periodo non sono mai facili né di agile lettura. Si tratta di un periodo oscuro, ignominioso della nostra storia umana, ma va conosciuto.Va affrontato.E ritengo che il modo migliore sia quello di leggere e informarsi. Non c'è nulla di meglio che ascoltare e leggere le testimonianze dirette di chi ha visto e sentito e provato e vissuto la violenza nazista sulla propria pelle.Una prima edizione del libro fu presentata nel 1947 piena, però, di censure. Una seconda edizione, cui questa si rifà, aggiunge nuovi ricordi e nuove vite spezzate. Nonostante questo - e allo stesso autore pare sia capitato in prima persona un incontro del genere - c'è chi comunque continua a non credere che una tale quantità di atrocità fu commessa (o che un tale massacro sia davvero avvenuto).Tadeusz Pankiewicz, Giusto fra le nazioni, non è uno scrittore - e questo si avverte nella lettura del libro - ma è stato un testimone. Non si creda, quindi, che gli episodi da lui riportati siano "gonfiati" o esagerati, perché purtroppo non furono i soli episodi che si verificano nell'Europa nazista.E le deportazioni, il viaggiare giorni e giorni stipati in vagoni bui e pieni senza acqua né cibo, l'orrore dei campi di sterminio, le camere a gas, i forni crematori, gli stanzoni ricolmi di effetti personali strappati, famiglia distrutte, bambini amputati e torturati usati come cavie, violenze, stupri, furti, percosse. È successo tutto e molto altro.Quindi, per ricordarsi che la vita umana non deve essere alla mercé di un capriccio, che nulla vale quanto una vita, ti consiglio di leggere questa testimonianza (e, se hai interesse, anche gli altri libri qui indicati).E non dovremo solo ricordare e vergognarci per le bassezze di cui il genere umano è stato capace, ma dovremo fare altrettanto - qui a maggior ragione vergognarsi - sapendo che molti mostri nazisti non hanno ricevuto la loro giusta punizione tra chi non ha mai dovuto venire a patti con la giustizia e chi, invece, quella stessa giustizia assurdamente assolse.P.S. Non mi permetterei mai di dare una valutazione a questo genere di libri, considerando anche che qui si tratta proprio di una testimonianza diretta. Le 5★ rappresentano solo il mio caldissimo consiglio di leggere "Il farmacista del ghetto di Cracovia".

  • Come Musica
    2019-02-07 23:01

    Una testimonianza diretta e cruda del farmacista Tadeusz Pankiewicz di ciò che avvenne a Cracovia nel ghetto durante la seconda guerra mondiale. La farmacia divenne un mezzo per salvare vite. Non solo: fu anche testimone di tutte le atrocità che accaddero durante quegli anni.

  • Deena
    2019-02-19 20:50

    First, I always have trouble rating Holocaust memoirs; who am I to "judge" such a thing? This is a difficult book, and definitely NOT a memoir for "beginners." I'm very glad to have read it, very glad to have it in my collection, and very glad that the Holocaust Museum is carrying this title, which was out of print.The difficulty here is that there is very little in the way of narrative structure; it is mainly Mgr. Pankiewicz's thought and impressions of what he saw while his pharmacy was in the Cracow ghetto. He doesn't give logistical details of his own actions very often, despite the fact that those actions earned him his status as one of the "Righteous Among Nations." Instead he focuses on delineating the responses of Jews in the ghetto to what has happening to them, and the behaviors of the perpetrators. He frequently lists people: victims; survivors; perpetrators; if you've done a lot of reading some of the names are sometimes familiar, but usually they're not. Frequently, he seems to be responding to deniers, or those who try to lessen the severity of what happened in Cracow. To all those, Mgr. Pankiewicz invariably responds that if they were not there, they cannot fully comprehend the true horror of what he witnessed. Not in a self-righteous way, but more as a way of saying: "take my word for it: it truly was that horrible, that evil." The descriptions in the book, while never gratuitous, are sometimes quite vivid. While he never hesitates to condemn the actions of individuals, he also doesn't hesitate to assess people as "fair" or "good" or "honest," regardless of affiliation. He also includes a well-reasoned defense of the actions of various (although not all) members of the Cracow Ghetto Judenrat, commonly condemned later as collaborators or worse.For those who already know about the Cracow Ghetto, this is an excellent addition. Holocaust readers who don't mind not getting details about Mgr. Pankiewicz's life will benefit from his descriptions of human behavior (descriptions uncluttered by psychological jargon). But those just looking for more standard or comprehensive memoir-fare will probably be dissappointed by this book. While I'd have liked to have those details, or to find a biography of Mgr. Pankiewicz, I'm very glad to have read this.

  • Robert
    2019-02-16 18:01

    it's not high literature but his reflections on a horrific time and situation.

  • Jocelyn
    2019-02-01 20:02

    All Holocaust memoirs are upsetting, but this is more upsetting than most. I think it's because most memoirs deal mainly with the suffering of one individual along with their families and acquaintances. This one deals with the suffering of something like 15,000 people, as reported by the Polish pharmacist who lived in the Krakow Ghetto and witnessed much of it. After the war, Tadeusz Pankiewicz testified against quite a few Nazis, and this book reads a bit like a testimony: people, places, dates, who did what. Pankiewicz writes about his Jewish friends and also about the Nazis and their collaborators who ran the Ghetto and gradually liquidated it. Amazingly, he manages to convey a sense of atmosphere, both political and physical. There he is, at the window of the pharmacy, watching all that takes place on the main public square. In a matter-of-fact tone, he describes much that he and his associates did to help the Ghetto's residents. He thus manages to portray himself, not as a hero, but as a "mensch" who valued human life. On the other hand, the SS and Gestapo officers come across as beasts -- not so much because Pankiewicz makes explicit moral judgments, but because he simply describes what they did to the Jews of Krakow.

  • Dannyg
    2019-02-08 02:03

    Wonderful, touching story of the gentile pharmacist who was allowed to continue working in the Jewish Ghetto during the German occupation. I'm teaching the History of Pharmacy this fall, and it is unknown heroes like Tadeusz Pankiewicz that need to be brought to the attention of the world. As a person of Polish heritage and as a fellow pharmacist his quiet heroism and his willing testamony to what he saw has made him a personal hero to me and he has been numbered amongst the Righteous Among Nations.

  • Jacek Pyrek
    2019-02-17 20:03

    Best book.

  • Corinne
    2019-02-13 22:07

    3.5 starsWhen the Krakow Ghetto was created shortly after the beginning of the second World War, the borders were placed right around Pankiewicz's pharmacy. As a Pole, he could have easily left and found a safer place to wait out the war, but he didn't. He chose to stay and to not just witness but to help, in so many ways, his less fortunate Jewish neighbors and friends. This book is his remembrances about the time period. It is definitely good if you already have some knowledge about this period of time before you read because there is no historical background or context, not even of Pankiewicz himself (how old is he? does he have a family?). This book is what he remembers, what he saw, the absolute horror as well as the heroism that he watched through the windows of his pharmacy which looked right onto the square upon which was so much bloodshed and heartache. It's about his interactions with the Jewish leadership as well as with the many German commanders and toadies that were in charge . This was hard, hard to read. It was slow going partly because there are so so many names that I could never keep straight. There is no narrative or flow, and no trying to create a piece of literature. It is just the raw truth. And it hurts. It is horrific, images that scorch the soul, to think of people, children, infants, treated like less than animals. To think of him staying, listening, advising, hiding, helping, WITNESSING, over and over, this man is a hero.

  • Federica
    2019-02-07 17:42

    Chiaramente non si potrebbe nemmeno giudicare una testimonianza del genere, preziosa come poche. Le cinque stelle sono soprattutto relative alla memoria di ferro di Pankiewicz, che è riuscito a tramandarci la maggior parte dei nomi delle persone che si sono distinte per atti eroici o che hanno perso la vita tragicamente. Il suo intento era di tramandare la memoria di queste persone, ognuna meritevole di essere ricordata, ed è estremamente lodevole la minuzia di dettagli, nomi, date e luoghi che ci ha fornito. Sono stata a Cracovia e ho visto da fuori la farmacia anche se, purtroppo, per motivi di tempo, non ho potuto visitarla. Mi riservo sicuramente di tornare in una città imperdibile come Cracovia e di poter finalmente visitare un luogo dove così tante vite sono state salvate.

  • Debbie Shoulders
    2019-02-16 22:00

    Pankiewicz was in a unique situation as his pharmacy was located in the new ghetto set up for the relocation of Jewish families in Krakow. Realizing unless he fought to the keep the pharmacy he would lose it forever, Pankiewicz became a witness to the tragedies that unfolded there until the liquidation of the area. The book is a series of anecdotal stories that tell of heroism and hope as well as cruelty and futility. Pankiewicz came in contact with a host of various peoples and was able to find out what happened to many of them. Because of the wide range of people mentioned the book, it is difficult to handle at first but with repeated mentions the reader gets a rare insight to a horrific time.

  • Dominic Neesam
    2019-02-13 00:08

    We bought this book in Kazimierz (the original Jewish district) of Krakow, the assistant confirmed it was the biggest selling English language book they stocked. We wandered around the former Ghetto, there are clues as to its existence remaining. one of which is the Pod Orlem pharmacy. I tried to pronounce every name in this memoir of the Jews and Poles who acted with such nobility, it's the least I could do. You really should read this book as part of the canon of WWII literature. The author manages to convey the thoughts and fears of the inhabitants as well as providing chilling insights into the minds of the Nazis and indeed collaborators.

  • Amanda
    2019-02-07 00:01

    This book was a little confusing to me. Perhaps it was due to the translation? There were lots of names listed & little specifically said regarding what the pharmacist actually did. I'm glad I read it as I do wish to visit Pod Orlem (the pharmacy) one day as it has been turned into a museum.

  • Ken Brack
    2019-02-12 21:38

    Chilling firsthand accounts of the Jewish ghetto in Krakow, Poland, the major deportations of 1942-43 and liquidation. A vital primary source for researchers, family members, and any of us intrigued by acts of compassion and resilience during the Nazi savagery and overwhelming Polish acquiescence.

  • Marie Godliman
    2019-02-11 00:07

    It is extremely hard to rate such a book - it almost feels insensitive and wrong. I bought this book in Kracow whilst visiting the pharmacy and square. Having been there it was all the more vivid as I read the book. It provides an authentic first hand view of the horrific scenes as they unfolded in the ghetto. The narrative is driven by the progression of time but I would imagine without some contextual knowledge, it might be more difficult to follow and could certainly be quite disturbing, so I am glad it is not my introduction to Holocaust texts. It serves well as a clear and stark reminder of the horrors of war and the depravity of some and it leaves an impression. I am glad I was able to read this, and that he wrote it, so we may understand what it was like for so many.

  • Steve Learmonth
    2019-01-21 23:01

    Authentic and intimate account of life in the Krakow ghetto - it doesn't attempt to provide broader historical context but instead focuses on the experiences and fate of the people known to the author through his work in the pharmacy. The descriptions of events and of peoples character are fascinating, if often disturbing and heartbreaking. And despite the suffering described, some of the anecdotes are uplifting and inspiring also - those of small acts of compassion and of doing what one can to resist and survive in the face of overwhelming evil.

  • Edie
    2019-02-08 18:43

    I visited the "Square of Heroes" in the Jewish ghetto of Cracow this summer. The pharmacy is directly across the street. After reading this book the square is aptly named. What the Jewish people endured, and how they did so with dignity is astounding! This book is a tribute to the many who sacrificed, helped the Jews and suffered unimaginably during the Nazi occupation of Poland. I highly recommend this book to remember these "heroes". May we never forget.

  • Lisa
    2019-01-23 19:08

    It's best to read this book with existing knowledge of the Holocaust, ghettos, and deportations. This is the pharmacist's view of what he witnessed and with whom he was acquainted. He does not provide much background knowledge about the situation and outcome, but rather it is an informative read about his corner of the world during this tragedy.

  • Torrie
    2019-01-24 22:38

    I thought this was a good book, but difficult to follow at times. It seemed to jump around a lot. Bit overall a wonderful book and a must read.

  • Michele
    2019-02-02 19:44

    A chronicle, not an autobiography.

  • Emma
    2019-02-16 22:56

    Everyone should read this book at some point in their life!

  • Adele
    2019-01-23 20:05

    Horrifying but compelling. Having studied the subject for years am still shocked at the inhumanity. Unforgettable.